Acciaio: Api Lecco chiede al Parlamento Europeo di fermare il dumping cinese

Sabadini: “Necessarie politiche urgenti per tutelare il mercato siderurgico nazionale”

Api Lecco alza la voce contro l’esportazione di acciaio dalla Cina che sta avvenendo al di fuori delle condizioni di mercato mettendo a rischio l’intera industria siderurgica italiana (400 mila posti di lavoro) ed europea (3 milioni e mezzo di occupati).
Il Presidente di Api Lecco Luigi Sabadini ha infatti sottoposto ad Antonio Tajani, Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo, la necessità di porre con urgenza un freno alla concorrenza sleale cinese nel corso dell’incontro di Giunta nazionale Confapi tenutosi a Roma venerdì scorso, 11 dicembre.

L'incontro con l'On.Antonio Tajani a Roma

L’incontro con l’On.Antonio Tajani a Roma

“Stiamo subendo una vera e propria invasione di acciaio che negli ultimi mesi ha fatto crollare i prezzi e la produzione non solo in Italia ma anche in Europa – ha dichiarato il Presidente di Api Lecco Luigi Sabadini – occorre che l’Europa adotti misure decise e tempestive per scongiurare il peggio: una volta spenti gli altiforni, non si torna più in dietro”.

L’attuale situazione è estremamente critica: da una parte il generale rallentamento dell’industria cinese genera un surplus di materia prima di circa 340 milioni di tonnellate l’anno, che per piazzarsi sui mercati internazionali scende a prezzi sempre più bassi; a questo si aggiunge la riduzione dal 25% al 20% della tassa cinese sull’esportazione di billette che in passato costituiva una barriera per il mantenimento della materia prima sul mercato interno, ed oggi apre invece un varco all’export; inoltre il Governo cinese da sempre sostiene con sussidi di diverse forme il settore della siderurgia.

“Nonostante queste evidenze, Pechino si sta comunque adoperando per essere accreditata quale economia di libero mercato pur non rispettando nessuno dei 5 criteri imposti dall’Ue, tra cui proprio l’assenza di aiuti di stato. Ciò potrebbe comportare l’inibizione della leva tariffaria per arginare il flusso di materiale proveniente da quel Paese”, aggiunge Sabadini, “La gravità della questione si somma quindi all’urgenza di misure tempestive: occorre l’imposizione di dazi anti-dumping e una maggiore sorveglianza del mercato come già richiesto da Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna, ribadendo l’importanza di politiche a tutela del comparto siderurgico europeo”.

Le ultime statistiche di novembre già evidenziano un +22% di export cinese maturato nel corso del 2015. La produzione italiana, invece, come confermano le imprese, a fronte di un aumento della domanda del 7,7%, è calata dell’8,8%.

Tajani si è fatto carico in prima persona di queste istanze, presentando anche in Parlamento Europeo una formale interrogazione alla Commissione su questo tema. “Stiamo da tempo operando in questo senso, anche se l’attivazione di pratiche anti-dumping è troppo lenta e spesso ostacolata da un eccesso di burocrazia che ne pregiudica l’avvio. Tuttavia l’Europa ha senso se difende il benessere dei propri cittadini e la crescita delle proprie imprese” ha dichiarato Tajani durante l’incontro in Confapi.

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