Tasse e oneri stanno schiacciando l’attività economica

Non più rimandabile il taglio del cuneo fiscale. Da scongiurare l’aumento dell’Iva
Sabadini, Api Lecco: “Burocrazia e tasse killer delle Pmi. Occorre tagliare debito e spesa pubblica”

“I dati delle ultime settimane riguardanti il costo del lavoro e il carico fiscale complessivo sulle spalle di imprese e famiglie sono seriamente allarmanti” ha dichiarato Luigi Sabadini, Presidente dell’Associazione Piccole e Medie Industrie di Lecco.

Luigi Sabadini Api Lecco Assemblea 2016L’ultimo rapporto della Corte dei Conti, infatti, pubblicato all’inizio di aprile, aveva rappresentato una situazione preoccupante per il nostro Paese, dove il 49% dello stipendio dei lavoratori defluisce in tasse e contributi, e le imprese sono soggette a un total tax rate (oneri societari, contributivi, per tasse e imposte indirette) pari al 64,8% delle proprie entrate, superando così di quasi 25 punti l’onere degli altri imprenditori dell’area Ue. Tradotto: se un’azienda guadagna 1000 euro, deve versarne 648. La Corte dei Conti ha calcolato, inoltre, i costi di adempimento degli obblighi tributari in 269 ore lavorative, il 55% in più dei competitors europei. “In questa situazione – ha commentato Sabadini – diventa praticamente impossibile competere con le imprese degli altri Paesi, nonostante gli sforzi quotidianamente messi in campo da noi imprenditori, anche grazie al supporto delle Associazioni, e l’apprezzamento che i prodotti made in Italy riscontrano sui mercati esteri”. Altra distorsione evidenziata dalla Corte è il peso che le agevolazioni ricoprono nel quadro complessivo del sistema fiscale: la loro presenza, infatti, continua a superare di molto la media europea, invece di cedere il passo a un abbattimento serio e ponderato delle imposte.

Anche l’Ocse lancia un allarme, evidenziando un’altra anomalia del nostro sistema di tassazione: dal 1983 al 2014 sono state messe in atto ben 32 variazioni normative del regime fiscale, esattamente una all’anno, complicando da un lato l’attività degli imprenditori nostrani, costretti a un continuo aggiornamento, e allontanando anche potenziali investimenti di capitali stranieri. Oltre a ciò, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico colloca l’Italia al quinto posto nella classifica relativa al peso delle tasse sui salari, segnalando tuttavia che a un così elevato costo del lavoro corrisponde il reddito netto in busta paga più basso tra tutti i 57 Paesi considerati dal Rapporto.

Il quadro è, infine, completato dalle previsioni per il 2017 e il 2018 pubblicate martedì 18 dal Fondo Monetario Internazionale, secondo le quali il nostro Pil non aumenterà più dello 0,8%, mentre Spagna e Grecia cresceranno rispettivamente del 2,6 e del 2,2% e il Pil globale medio del 3,5%.

A livello nazionale l’Associazione delle Pmi, tramite la propria Confederazione nazionale, Confapi, ricevuta in audizione dalle Commissioni Congiunte di Camera e Senato, ha espresso preoccupazione per la mancanza di misure adeguate al taglio del costo del lavoro nel Documento di Economia e Finanza, come la più volte preannunciata riduzione delle aliquote Irpef. In particolare, in Germania per i redditi fino a 52881 euro si applica un’aliquota pari al 14%, mentre in Italia del 38%; in Francia, addirittura, la tassa applicata fino alla soglia di 70830 euro è del 30%. Questi dati spiegano in tutta evidenza come la mancata riduzione dell’Irpef costituisca una gravissima perdita di competitività rispetto agli altri principali Paesi europei, limitando inoltre pesantemente il potere d’acquisto e la ripresa reale dei consumi entro i nostri confini. “A nostro avviso – ha dichiarato Francesco Napoli, Vice Presidente di Confapi – è necessario rimodulare lo split payment che rischia di sottrarre alle nostre aziende liquidità e Iva a credito. Né si può condividere la soluzione che sembra prospettarsi di scegliere fra la riduzione del cuneo fiscale e l’innalzamento dell’Iva, che comporterebbe paradossalmente un beneficio fiscale da un lato e una contestuale penalizzazione, dall’altro, nelle prospettive di crescita delle Pmi e un un’ulteriore depressione della domanda interna”.

“Se la crescita continuerà a questo ritmo, è evidente che il divario tra l’Italia e il resto d’Europa finirà con l’accentuarsi, penalizzando anche territori altamente sviluppati e industrializzati come il nostro. Pertanto, non sono più rimandabili interventi strutturali, senza cedimenti e concessioni ai ricatti del populismo, mirati in funzione delle peculiarità connesse all’aspetto dimensionale delle imprese e capaci di concedere una gestione efficace e stabile del fisco e dell’economia almeno nel medio periodo – ha concluso il Presidente di Api Lecco – Solo ridimensionando senza mezze misure la spesa e il debito pubblico sarà possibile prendere provvedimenti per, finalmente, liberare le energie della nostra economia. Auspico che davvero le istituzioni vogliano affrontare la questione seriamente e non la riducano all’alternativa tra l’ulteriore incremento del carico fiscale o dell’Iva, misure che in ogni caso non risolverebbero la situazione e comporterebbero un’ulteriore sofferenza economico-produttiva, contraendo ancora di più la domanda interna”.

(MG/af)

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